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Antico centro umbro non sottomesso dagli Etruschi, fu fiorente Municipio romano, con il nome di Tifernum Tiberinum, ricordato nelle sue epistole da Plinio il Giovane che sui primi del II secolo vi eresse un tempio.
Verso il principio del IV sec. vi predicò il Vangelo S. Crescenziano, legionario romano. È tradizione che Tiferno fosse distrutta da Totila e risorgesse per opera del Vescovo Florido.
Durante il periodo longobardo la città assunse il nome di Castrum Felicitatis, mentre nel medioevo fu libero comune di parte guelfa che, con il nome di “Civitas Castelli”, estese il suo dominio sui territori confinanti fino al di la dell’Appennino. I due splendidi palazzi dei Priori e del Podestà sono la testimonianza di questo florido periodo.
Costituitasi
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in comune fu alternativamente libera o soggetta alla Chiesa, a Perugia, a Firenze. Ebbe anche il predominio dei Pietramala e nel ‘300 quello di Branca Guelfucci; nel 1422 fu presa da Braccio Fortebraccio; finalmente dopo contese delle famiglie rivali Tarlati, Giustini e Fucci, vi si stabilì nella seconda metà del ‘400, la Signoria dei Vitelli che abbellì la città con splendidi palazzi ed opere d’arte. La città passò con Cesare Borgia definitivamente alla Chiesa, ma, di fatto, continuò ad essere governata per tutto il 1550 dai Vitelli. Nei secoli successivi la città, penalizzata dal dominio pontificio e dalla carenza di vie di comunicazione, subisce un lento ma costante declino che si protrae fino alla conquista della libertà ottenuta l’11 settembre 1860 con l’arrivo in città delle truppe piemontesi.
La seconda guerra mondiale ha effetti devastanti sulla città, fino alla guerra di liberazione in cui molti personaggi di spicco della città avranno un ruolo determinante, a partire dal tenente colonnello Venanzio Gabriotti che cadrà vittima dei nazisti e fascisti in un agguato, sul greto del torrente Scatorbia, il 9 maggio 1944.

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